La storia dell' XI° Campionato europeo individuale

(di Béla Toth)

L'uomo non sa di vivere, non pensa, non ragiona, non calcola, se non perchè sente. Non sente continuamente, se non perchè immagina; e non può nè sentire nè immaginare senza passioni, illusioni ed errori.

Ugo Foscolo

 

Introduzione:

Il 19 agosto 1978 ricevetti una lettera dalla Signora Bertl von Massow (scomparsa il 27 febbraio 1983), in cui mi comunicava che avevo vinto l'XI°Campionato individuale europeo di scacchi per corrispondenza.  Nella stessa lettera mi informava che avevo acquisito il diritto di giocare il prossimo campionato mondiale.  Era così terminato un viaggio lungo, cominciato nel lontano 1969 quando vivevo ancora nella mia città natale. 

Sono nato il 19 aprile 1943 in Budapest, la capitale dell'Ungheria.  Avevo 13 anni quando mio padre mi insegnò a giocare a scacchi.   Questo gioco subito mi affascinò.  Ero molto timido, senza amici, e nelle ore di solitudine avevo come unici compagni la mia piccola scacchiera ed un libro di scacchi: -Tatticismo nei finali-, del dr.Ban.  Questo libro esercitava molta influenza su di me, infatti amavo la tattica e i finali e solo più tardi, quando ho cominciato a giocare le mie prime partite per corrispondenza (1964-65), ho cominciato a trasformarmi in "stratega" ed ho cambiato stile: stavo diventando irreversibilmente "classico".

A 20 anni ero Maestro di scacchi a tavolino e, dicevano, avevo molto talento e avrei fatto una gran carriera.   Appartenevo alla stessa generazione di Adorjan, Farago, Csom, Sax, ecc...  Ben presto però, la mia strada ebbe una svolta: gli altri potevano giocare in forti tornei internazionali, io (ed altri) no. Ma su questo argomento non voglio esprimermi oltre.

Dopo il 1973, quando ormai vivevo in Italia, entrai anch'io nell'arena internazionale. In un anno diventai Maestro Internazionale, ma gli anni più belli, più fruttuosi che uno scacchista può avere li avevo già perduti per sempre, e forse è questo il motivo per cui finora non sono riuscito a conquistare il titolo di Grande Maestro.

Nell'estate del 1964 un mio caro amico, Stefan Gross, che viveva nella parte ungherese della Cecoslovacchia, mi propose di giocare quattro partite amichevoli per corrispondenza.  Ho cominciato così la mia "carriera" nei telescacchi.  Tra il 1964 ed il 1978 ho giocato 88 partite: +68 =16 -4 (86,36%).   Come giocatore italiano ho disputato 26 partite (+21 =4 -1), tra cui 12 partite nella Coppa Latina  (+10 =2).  Con questo risultato ho conseguito la seconda norma di Maestro Internazionale per corrispondenza.

Dopo il 1978 per motivi professionali non ho potuto più giocare per corrispondenza (Nota: Si riferisce al periodo che va dal 1978 al 1984)  infatti quasi sempre sono in viaggio. Adesso vivo a Basilea dove sono allenatore di scacchi, a tempo pieno, nel circolo di Allschwil. Sogno di tornare a vivere in Italia, ma purtroppo uno scacchista in Italia, oggi, non riesce a vivere degnamente.

Dopo la lunga esperienza acquisita, mi sia consentito dire qualcosa sul gioco per corrispondenza. Ritengo che giocando almeno due-tre anni qualsiasi giocatore riesce ad aumentare la sua forza di gioco almeno di una classe (categoria) perchè:

a) il suo giudizio posizionale diventa più profondo.

b) entra a fondo nello spirito delle aperture.

c) impara a pianificare.

d) impara che i "trucchi" riescono solo se ci sono punti deboli nel campo avversario.

Poi, come conseguenza logica, gli è facile applicare queste sue nuove facoltà nel gioco a tavolino.   Inoltre, c'è la gioia di aspettare le cartoline, analizzare magari con un amico, stringere nuove amicizie con persone con costumi ed usi diversi.  Per obiettività, notiamo che cosa c'è di negativo. Ho scoperto solo due cose notevoli: 1° chi gioca per molti anni (8-10) solo per corrispondenza, quando torna a giocare a tavolino si troverà spesso in Zeitnot. E' logico, essendo il suo gioco diventato ormai più profondo, più riflessivo. Ma dopo all'incirca un anno questo lato negativo tende a scomparire; 2° giocando con paesi lontani (specie coi giocatori russi) ci vuole molta molta pazienza: un mese, due mesi per una mossa, poi l'avversario scrive che non ha ricevuto niente... Mio consiglio: giocando con i sovietici, mandate subito le vostre cartoline con raccomandata. Lo so che è più costoso ma, credetemi, ne vale la pena.

Nel 1969 mi iscrissi al torneo EU/M/GT/42 e dopo tre anni e mezzo lo vinsi con 11 punti su 14. Questa vittoria mi dava accesso al successivo campionato europeo, che cominciava il 14 agosto 1973. Tra i 15 partecipanti vi erano 7 giocatori russi molto forti, più il famodo Kauranen (Finlandia), uno dei migliori giocatori di scacchi telegiocati.  In quel periodo stavo stabilizzando il mio repertorio definitivo, e per questo provai molte aperture, e di una stessa apertura molte varianti.  Per esempio, devo a questo torneo che non gioco e non giocherò mai più la Ben-Oni: che ho scoperto come miglior difesa la Siciliana, che contro la Nimzoindiana probabilmente 4.Dc2 è il tratto migliore, e così via.  Ad alto livello, studiare le aperture diventa filosofia.  ci vogliono settimane e mesi di riflessioni per capirne le leggi, che poi a loro volta magari coprono banali verità.  Un esempio: qual'è la mossa migliore dopo 1.e4,c5 2.Cf3 col Nero, e perchè?  Se i cari amici lettori mi seguiranno capiranno il perchè e tanti altri perchè.  Ho letto le meravigliose analisi del Dott. Porreca sulla Difesa Berlinese (Omelcenko-Porreca). Ecco un ricercatore serio. Perchè io ritengo che ogni giocatore deve contribuire con qualcosa nel proprio campo.  Un uomo non può fare tutto, tutti noi dobbiamo lavorare insieme se un giorno (lontano!) vogliamo scoprire i segreti del nostro amato gioco.

E adesso propongo di analizzare insieme questa modesta raccolta di partite (14 in tutto), le quali però portavano via centinaia e forse migliaia di ore di lavoro.  Ne è valsa la pena?  Non so. Forse ha ragione Bieri: "La felicità ha la sua ora, il dolore ha la sua ragione" (Egdar Bieri, "Filosofia del 33°secolo")

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